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DANDY ITALIANO

RIBELLI CONSERVATORI
TESTO ALESSANDRO FEROLDI – FOTO GIULIA MANTOVANI

Andrew, Andy e infine dandy. Il termine inglese per lo stravagante personaggio che stupisce con l’eleganza dei comportamenti e degli abiti, viene forse da un nome proprio storpiato, quasi un vezzeggiativo. Il fenomeno nasce a inizio ‘800 in Inghilterra, con un movimento simile in Francia, e qualche seguace in Italia. I nomi per capirci: George Bryan Brummell (1778-1840), George Gordon Byron (1788-1824), Charles Beaudelaire (1821-1867), Oscar Wilde (1854-1900), Gabriele D’Annunzio (1863-1938), Guido Gozzano (1883-1916), Curzio Malaparte (1898-1957), David Bowie (1947-2016).
Il dandy sostanzialmente è un ribelle, non tollera la borghesia anche se in quella naviga e primeggia, criticato ma invidiato per la sua totale libertà di espressione. Al di là della ricerca di un abbigliamento eccentrico, che lo faccia riconoscere a prima vista, il dandy è perennemente alla ricerca del bello nella cultura e nell’arte. Ma non è uno spettatore passivo, il dandy crea, produce, compone. È tenacemente individualista, contro la società dell’omologazione e della finta uguaglianza.

GEORGE GORDON NOEL BYRON
Lord Byron

“Il miglior profeta del futuro è il passato”

George Gordon Noel Byron, sesto barone di Byron, meglio noto come Lord Byron RS (Londra, 22 gennaio 1788 – Missolungi, 19 aprile 1824), è stato un poeta e politico inglese. Considerato da molti uno dei massimi poeti britannici, Byron è stato un uomo di spicco nella cultura del Regno Unito durante il secondo Romanticismo, del quale è stato l’esponente più rappresentativo insieme con John Keats e Percy Bysshe Shelley.

Il fenomeno nasce agli albori dell’Ottocento inglese, nel cosiddetto periodo della Reggenza quando il re Giorgio III considerato folle viene sostituto dal principe di Galles (futuro re Giorgio IV) in funzione di reggente. La precarietà della Corona dà spazio alle innovazioni e alla modernità: nasce la prima strada da piano urbanistico a Londra – Regent Street – che taglia il centro città da nord a sud. Nasce uno stile architettonico che riprende il georgiano ma lo modernizza: il Regency inglese dell’architetto John Nash vede in contemporanea il Biedermeier tedesco, lo stile Impero francese e il Federal in America. L’Inghilterra sconfigge Napoleone, apre alla modernità tecnologica che sarà rappresentata nel 1851 dalla famosa Great Exhibition a Hyde Park.

In questo clima di ricerca del nuovo su tutti i fronti nasce la figura del dandy che, al contrario, si arrocca sul classicismo, sui tempi perduti. Ma in contraddizione con sé stesso – la contraddizione è considerata dal dandy una dote positiva – si esibisce con atteggiamenti e abbigliamenti che superano la modernità, vanno oltre.

“E A PROPOSITO DI ‘LOOK’, SICURAMENTE È MOLTO ATTENTO ALL’IMMAGINE, ALL’ABBIGLIAMENTO, ALL’ACCOSTAMENTO DI COLORI: NON PER VANITÀ O ESIBIZIONISMO, MA PERCHÉ DEL CONTATTO CON IL PUBBLICO DEI SUOI CLIENTI HA UNA CURA MANIACALE, DETESTA L’APPROSSIMAZIONE E LA SCIATTERIA. SE È VERO CHE L’ABITO FA IL MONACO, IL NOSTRO SI PRESENTA SEMPRE COME ANDASSE A UN RICEVIMENTO AL QUIRINALE O ALLA CASA BIANCA”.

“Fabrizio Zampetti – All’insegna del bello” – di Alessandro Feroldi

Sotto sfoggia però una cultura vivace, l’ardimento lo contraddistingue nell’uso del linguaggio non meno che in azioni spericolate, soprattutto in guerra. Il nostro D’Annunzio scrive magistralmente, e non disdegna la pubblicità creando i nomi Unicum per un amaro e Rinascente per il primo grande magazzino italiano a Milano.

Inventa anche il nome tramezzino, intendendo una via di mezzo (tra-mezzo) tra la colazione mattutina e il pasto di metà giornata. Affrancando così il verbo italico dall’inglese sandwich (lord Sandwich per non interrompere il gioco si faceva portare al tavolo verde panini imbottiti di sua invenzione).

OSCAR FINGAL O’FLAHERTIE,
Oscar Wilde

“La vita è troppo breve per sprecarla
a realizzare i sogni degli altri”

Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900), è stato uno scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista e saggista irlandese dell’età vittoriana, esponente del decadentismo e dell’estetismo britannici.Nato da famiglia irlandese, con origini locali, inglesi e forse italiane, trasferitosi poi in Inghilterra, l’episodio più notevole della sua vita, di cui si trova ampia traccia nelle cronache del tempo, fu il processo e la condanna a due anni di lavori forzati per «gross public indecency», come era definita l’omosessualità dalla legge penale che codificava le regole, anche morali, riguardanti la sessualità. Wilde, già sposato, perse inoltre la possibilità di vedere i due figli. Dovette abbandonare la Gran Bretagna per l’Europa continentale. Morì in Francia per meningoencefalite, dopo essersi convertito in punto di morte alla religione cattolica, a cui da tempo si sentiva più vicino.

D’Annunzio stupisce con l’abbigliamento ma non di meno con il coraggio estremo nella Prima guerra mondiale: va all’attacco delle corazzate nemiche con una motosilurante (Mas, Motoscafo Armato Silurante ma anche Memento Audere Semper ricordati di osare sempre). Pilota personalmente aerei da combattimento, ma invece che bombe scarica volantini sulla nemica Vienna. E già che c’è e ha un fortissimo seguito tra i soldati fonda la città-stato di Fiume che durerà sedici lunghi mesi dal settembre 1919 al Natale 1920. Il poetico e romantico lord Byron non è insensibile alle cause degli oppressi, e va in Grecia per aiutare la ribellione contro la dominazione turca. E lì muore a soli 36 anni di febbre malarica.

Poeti, scrittori, guerrieri, i dandy si sono ribellati alla borghesia, al pensiero politicamente corretto, al mainstream dominante. E oggi? Ha ancora significato essere un dandy? Difficile distinguere, nel periodo dei social network, dove sia forma e dove ci sia anche sostanza, nell’esibizionismo di molti. Alla fine conta il lavoro, ambito per eccellenza dove si può esibire, alla dandy, capacità, tenacia, disciplina, professionalità. In questo spirito opera a Milano da anni un romano di successo. Il nostro dandy del lavoro è un venditore e se ne vanta. Fa tutto da solo, ma non trascura il minimo particolare, grazie a una squadra di collaboratori con i quali verifica ogni passaggio nel tortuoso percorso dal primo incontro al contratto finale.

Il vestito per Fabrizio Zampetti è una delle eccellenze, dal taglio di sartoria alla materia prima dei tessuti. Un omaggio di un romano all’imprenditoria del Nord Italia: in un passato non lontano il settore tessile tra Lombardia e Piemonte occupava molti più operai che l’industria meccanica e automobilistica. Ma sotto il vestito c’è un protagonista del settore immobiliare, un professionista tailor made, per dirla alla dandy.