GIANNI AGNELLI
L’AVVOCATO GENTILUOMO
TESTO DI SILVIA MARCHETTI – FOTO GETTY IMAGES
“Non mi piace il passato se non per quel tanto che fissa la nostra identità. Io amo il futuro e mi piacciono i giovani. La mia vita è stata tutta una scommessa sul futuro”. Tra le tante frasi attribuite all’indimenticabile Gianni Agnelli, questa è forse la più rappresentativa del suo modo di essere, di lavorare e di vivere. Quello affrontato dall’Avvocato in ottantuno anni di vita è stato, infatti, un viaggio di ricerca continua del bello e al contempo del pragmatismo, per lui due facce della stessa medaglia; un percorso fatto di coraggio e nuove sfide, per arrivare là, dove nessuno osava anche solo immaginare. “Mi piacciono le cose belle e ben fatte. Ritengo che estetica ed etica si equivalgano”, amava ripetere l’ultimo capitano d’industria del nostro Paese.
Giovanni “Gianni” Agnelli, nato nel 1921 a Villar Perosa, a sud di Torino, faceva parte di una famiglia ricca, potente, mondana, unita. L’improvvisa scomparsa del padre Edoardo (in un terribile incidente con un idrovolante) e in seguito della madre, Donna Virgine Bourbon del Monte, lo segnarono profondamente. Era solo un ragazzino quando venne affidato a nonno Giovanni, la persona più importante per lui, ma anche la più temuta, colui che aveva fondato la Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT) nel 1899, portando le auto prodotte in serie nell’Europa continentale. Un impero che, un giorno, Gianni avrebbe ereditato. Ecco perché, come un principe inculcato al trono, gli vennero instillate subito le competenze e gli strumenti perdiventare un leader del settore.

Tuttavia, prima di sedere sul trono della FIAT, il giovane rampollo di casa Agnelli si laureò in Giurisprudenza (da qui il soprannome di Avvocato), poi combatté valorosamente durante la Seconda Guerra mondiale, un’esperienza che gli diede una disciplina che durò tutta la vita. Durante i successivi viaggi negli Stati Uniti rimase colpito dal paesaggio moderno di New York, così come dalla potenza industriale di Detroit: fu proprio in quel periodo che capì di voler aiutare l’Italia a progredire e prosperare.
In quegli anni così ricchi di esperienze e di studi internazionali, durante i quali consolidò un rapporto amichevole con leader politici come Churchill e i Kennedy, Gianni Agnelli non dimenticò di godersi la vita, tra lusso, moda, belle arti e sport frenetico: in barca a vela o sfrecciando a bordo delle sue potenti auto, dalla Costa Azzurra alla Costiera Amalfitana, intrattenne relazioni con le donne più belle dell’epoca, da Anita Ekberg a Rita Hayworth. Il grande amore della sua vita fu però Marella Caracciolo dei Principi di Castagneto, aristocratica e collezionista d’arte, conosciuta poco dopo aver subito un grave incidente stradale (Agnelli rischiò l’amputazione di una gamba). Si sposarono nel 1953 ed ebbero due figli, Edoardo e Margherita.

La vita di Gianni Agnelli fu tanto bella quanto dolorosa: dopo la perdita del padre, altri lutti colpirono la sua famiglia. Nel 2000 il figlio Edoardo fu trovato morto lungo l’autostrada Torino-Savona, un decesso che ancora oggi è avvolto nel mistero. Un altro caso drammatico è quello che vide protagonista Giovanni Alberto Giovannino, nipote dell’Avvocato, scomparso a causa di un tumore. Ragazzi brillanti, che avrebbero dovuto guidare le società di famiglia e ai quali, invece, il destino riservò la peggiore delle sorti.
Sotto la guida trentennale di Gianni Agnelli (1966-1996), FIAT acquisì Ferrari, Lancia, Alfa Romeo e imprese non automobilistiche, tra cui quotidiani, compagnie assicurative e l’amata Juventus. Si ritirò all’età di 75 anni, in conformità con la politica di pensionamento obbligatorio dell’azienda. Rimase comunque presidente onorario fino alla sua morte, avvenuta il 24 gennaio 2003.
Considerato l’uomo più ricco della storia moderna italiana, adorato da molti per lo stile iconico e senza tempo, per il senso dell’umorismo e i modi gentili (che riservò a tutti, dall’operaio al politico di turno, dal cameriere al presidente d’azienda), Gianni Agnelli sarà sempre ricordato come un simbolo del Rinascimento italiano del dopoguerra, l’unico imprenditore capace di bilanciare la sua appassionata voglia di vivere con il senso degli affari e l’incredibile leadership.
