ZAHA HADID
THE QUEEN OF CURVES
TESTO DI ELISABETTA RIVA – FOTO DI DMITRY TERNOVOY, BALAZS SEBOK, STEFANOS KYRIAZIS
Capofila e massima esponente del decostruttivismo, Zaha Hadid, architetto e designer irachena naturalizzata britannica, è altresì considerata l’architetto donna per eccellenza. La sua visione pionieristica ha avuto un ruolo fondamentale nell’architettura del 21° secolo e le sue opere hanno lasciato un’impronta spettacolare in tutto il mondo: strutture curve e forme spigolose abbinate all’abilità nel plasmare materiali come cemento, vetro e acciaio grazie all’impiego di nuove tecnologie.

Il suo percorso parla chiaro: Zaha Hadid è stata la prima donna a vincere nel 2004 il prestigioso “Pritzker Prize”, che nel mondo dell’architettura equivale ad un Nobel, ma non si è limitata a questo. Nel 2010 è stata inserita di diritto dal Time tra le 100 personalità più influenti del mondo. Il suo contributo alla valorizzazione della professione dell’architetto è stato poi riconosciuto con la conquista dello Stirling Prize, ricevuto dal Royal Institute of British Architects. Il tutto senza dimenticare lo straordinario profilo umano che le ha permesso di essere nominata “Artista per la Pace” da parte dell’UNESCO.

Numerosi critici hanno definito i suoi capolavori manieristi, altri edonisti, ma quello che è certo è che il suo stile era e resta inconfondibile. E noi desideriamo ricordare alcune delle opere lasciateci in eredità, tra Milano e Miami. Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare del “Dritto, il Curvo e lo Storto”. Non è l’incipit di una fiaba di Walt Disney, ma sono le tre torri che dominano l’avveniristico skyline milanese nel quartiere di CityLife. A ricevere il soprannome de “lo Storto” è la Torre Generali, o Torre Hadid: secondo grattacielo più alto d’Italia, si sviluppa su 170 metri, in 44 piani, in un dinamico movimento di torsione che valorizza la percezione e le viste rispetto agli assi urbani. La stessa Hadid lo descrisse con queste parole: «La Torre, posta alla convergenza tra importanti assi urbani, rappresenta il punto focale di prospettive e percorsi di grande interesse. Questi, attraversando il parco, si avvolgono tortuosi sino a generare un vortice. È proprio questa immagine che è divenuta oggetto delle investigazioni formali, ispirando il progetto. La base della torre emerge dal suolo lenta e sinuosa, accogliendo la galleria commerciale e i percorsi pedonali».

Ci trasferiamo dall’altra parte dell’Oceano, più precisamente a Miami, per omaggiare l’architetto ricordando un’altra delle sue opere più importanti, considerata un capolavoro di architettura verticale: il One Thousand Museum. Una fra le sue ultime opere prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2016, si tratta di un grattacielo residenziale di 62 piani con vista sulla Biscayne Bay. Il nuovo edificio, la cui progettazione è stata completata da Chris Lepine, si trova a poca distanza dal Museum Park, un parco di 130 mila metri quadrati che oggi, dopo la ristrutturazione avvenuta nel 2013, ospita il Miami Art Museum.

Come moltissime recenti realizzazioni dello studio internazionale Zaha Hadid Architects, il grattacielo è un altro dei simboli della ricerca intrapresa sulla costruzione di edifici sviluppati in altezza che cercano la coerenza tra architettura e ingegneria attraverso un’espressione architettonica che si compone di forme fluide. A questo proposito, spiega Chris Lepine, «il design esprime una fluidità strutturale e architettonica grazie alla scelta di ispessire la struttura». Le colonne alla base si estendono e si incontrano agli angoli della torre man mano che l’edificio sale: in questo modo si origina una struttura rigida, resistente alla spinta del vento e resistente anche agli uragani più violenti.
