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DALLARA AUTOMOBILI

SARTORIA DELL’AUTO IN CUI L’INNOVAZIONE NASCE DALL’ERRORE
TESTO: ELISABETTA RIVA – FOTO: GIOVANNI MECATI
Dallara Automobili è un’azienda italiana costruttrice di automobili da competizione, nata nel 1972 a Varano de’ Melegari, in provincia di Parma, nel garage dell’ingegner Giampaolo Dallara. Ebbene sì: il più famoso garage della storia, quello di Steve Jobs, non è il primo! I successi con le monoposto in diversi campionati internazionali, l’affermazione negli U.S.A. con l’IndyCar e le vittorie alla 500 Miglia di Indianapolis, le consulenze per importanti costruttori, la costante ricerca dell’eccellenza hanno portato l’azienda a essere una delle più importanti realtà specializzate del Motorsport. Nel 2012 apre a Indianapolis la Dallara IndyCar Factory. Nel 2014 il gruppo Dallara acquisisce la Camattini Meccanica, specializzata nella lavorazione della fibra di carbonio. Fin dagli anni ’80 in Dallara è stata chiara l’intuizione delle enormi possibilità tecnologiche dei materiali compositi nel campo del Motorsport. Nel 1985 Dallara realizza le prime monoscocche in carbonio e negli anni successivi la tecnologia è estesa alle ali e alla carrozzeria. I materiali compositi sono tessuti costituiti da fibre di carbonio o di altri materiali sintetici dalle elevate caratteristiche
meccaniche, impregnati di resine che intrappolano le fibre e solidificano in modo irreversibile se sottoposte ad un trattamento ad alta temperatura e pressione. I componenti realizzati in materiale composito, se la progettazione è corretta e la conoscenza delle sollecitazioni è ben compresa, risultano molto più leggeri, rigidi e resistenti dei componenti realizzati in metallo. A seconda dei materiali compositi selezionati e variando le combinazioni di resine, fibre e matrici e stratificazioni, si possono ottenere ampi spettri di proprietà meccaniche che consentono di impiegare al meglio il potenziale del pezzo realizzato. La tecnica costruttiva per la realizzazione di componenti in composito è inoltre più flessibile ed economica, ed è particolarmente adatta, oltre che per le vetture da competizione, anche per le produzioni di piccole serie e in campo aeronautico. Oggi sempre di più i clienti delle macchine da corsa chiedono dei tessuti green e quindi in Dallara stanno utilizzando anche la fibra di lino che ha delle caratteristiche inferiori rispetto al carbonio però è green e quindi quando devono fare delle carrozzerie lo utilizzano: per esempio le Formule 1 giapponesi sono fatte con questa fibra di lino. Nel 2016 la Dallara inaugura il DARC, centro di
ricerca sui materiali compositi, e nel 2017 la “Fabbrica Dallara” per la produzione delle prime vetture “Dallara Stradale”. Nel 2018 inaugura a Varano de’ Melegari la “Dallara Academy”: un centro espositivo per le principali vetture Dallara, con laboratori didattici per le scuole e sede del 2° anno della Laurea Magistrale in Race Car Design.
Oggi in Dallara essenzialmente fanno tre mercati: macchine da corsa, macchine supercar (consulenza per grandi marchi. Ferrari, Lamborghini, Maserati, Porsche, Bugatti) e aerospace and defense. Fanno “solo” 3 cose che poi applicano a tutti e 3 i mercati: progettare manufatti
leggeri, aerodinamica (quindi lo studio della forma della vettura per avere la migliore efficienza possibile) e, terzo, simulazione del comportamento della vettura attraverso supercomputer. Queste 3 macro attività vengono fatte per le macchine da corsa, per le supercar e per l’aerospace
and defense. Può sembrare strano ma Dallara è più famosa all’estero che in Italia. Ce ne spiega le ragioni Andrea Pontremoli, AD e braccio destro di Giampaolo Dallara, che abbiamo intervistato con enorme piacere, ricavando molti aneddoti e curiosità. Innanzitutto, ci dice Pontremoli,
sono famosissimi negli Usa: «sì, siamo più conosciuti che qua, un po’ è anche una scelta, abbiamo l’understatement come scelta, non vedrete mai una pubblicità fatta da noi, siamo sempre un po sott’acqua anche perchè lavorando per marchi molto più importanti e prestigiosi di noi è giusto che sia quel marchio a essere presente.

Negli Stati Uniti è stato un po’ il contrario perché nel mondo del motorsport siamo diventati famosi vincendo la 500 Miglia di Indianapolis. A proposito, il 28 maggio 2023 ci sarà la 500 Miglia e sarà il 25esimo anno dalla prima vittoria fatta a Indianapolis e in 25 anni l’abbiamo vinta 23 volte. L’ultima casa italiana che l’ha vinta è stata la Maserati che l’ha vinta 2 volte: nel ‘39 e nel ‘40. Da lì in avanti nessun italiano ha più vinto la 500 Miglia. Noi l’abbiamo vinta più volte di tutti. Ammetto che adesso è facile perché tutte le macchine che corrono sono Dallara, quindi vi preannuncio che vinceremo anche la prossima (ma arriveremo anche ultimi!). In America produciamo anche le Endurance (le macchine a ruote coperte) e poi abbiamo sviluppato anche le nuove vetture, un’altra categoria che si chiama NASCAR. Anche le auto a guida autonoma in USA sono nostre e partecipano al campionato Indy Autonomous Challenge. Inoltre, a fine Marzo, abbiamo firmato un contratto per la progettazione e produzione di una nuova auto a guida autonoma con gli Emirati Arabi: hanno intenzione di fare il campionato più grande al mondo di auto a guida autonoma». La parete che sta dietro a Pontremoli durante la nostra intervista è la cosiddetta “parete dei ricordi”: vi spicca, tra l’altro, un regalo del governatore dello Stato dell’Indiana che recita “Grazie Dallara per aver scelto l’Indiana”. «Gli americani premiano la grandezza» dice l’AD. «Alla 500 Miglia lo scorso anno gli Usa ci hanno fatto un regalo straordinario: il governatore dell’Indiana e il sindaco di Indianapolis hanno portato la delibera del loro senato che nomina il 27 maggio il “Dallara day”, delibera che dice: “ordino ai cittadini dello stato dell’Indiana, di Indianapolis, che da qui in avanti dovranno onorare questo giorno come il Dallara day per sempre”. Ci teniamo a portare la nostra cultura e il nostro modo di essere italiani anche all’estero e questo fatto è apprezzatissimo. Il governatore precedente dello Stato ha partecipato alla gara per la presidenza degli Stati Uniti insieme a Trump ed è diventato vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence. Pensate che ha fatto partire la campagna elettorale
dal nostro building». A parte gli USA dove Dallara progetta e produce tutte le Indycar e Indycar NXT, Pontremoli aggiunge che «siamo
dappertutto dove ci sono corse, quindi in Giappone dove siamo i fornitori unici della Superformula (che è la Formula 1 giapponese) e della Super Formula light. Anche le serie propedeutiche della Formula 1 come la Formula 2 e la Formula 3 sono progettate e prodotte nella nostra sede di Varano. Dal 2016 collaboriamo con la HAAS per la progettazione e produzione di un’auto per la Formula 1 con motorizzazione Ferrari. Per finire con le macchine Formula abbiamo progettato e prodotto insieme a SPARK tutte le Formula E ed oramai siamo alla generation 3. Nel mondo Endurance siamo i progettisti e fornitori di telai per Cadillac e BMW oltre che lavorare con Ferrari per la loro Hypercar che ritornerà dopo 50 anni a Le Mans». Abbiamo chiesto ad Andrea Pontremoli anche alcune cose che ci stavano particolarmente a cuore, come l’impatto della tecnologia e le prospettive future in ottica IoT e di nuovi modelli di business. Oggi che si parla tanto di intelligenza artificiale, come si pone in merito la Dallara? «Siamo degli artigiani tecnologici, usiamo la tecnologia essenzialmente per fare innovazione. Il nostro concetto di innovazione è quello che ci permette di esistere perché se non avessimo innovazione Ferrari o Porsche non verrebbero mai da noi, siamo come un laboratorio esterno con cui confrontarsi. Per questo siamo “costretti” ad innovare continuamente perchè ogni anno devo avere qualcosa di nuovo da proporre e questo ci ha forzato ad inventarci un metodo ed una cultura basati sul concetto dell’errore: cioè noi usiamo l’errore come strumento per fare innovazione. Sappiamo che per essere innovativo devi poter sbagliare. Se non puoi sbagliare fai solo quello che sai, quindi sei conservativo. Come faccio a sbagliare e non fallire? Ci siamo dotati di un’attrezzatura tecnologica per sbagliare molto velocemente e a basso costo. L’esempio tipico è il simulatore di guida che è uno strumento che permette a un pilota di guidare una macchina che non è mai stata costruita. Guida solo modelli matematici quindi posso fare la macchina più lunga, più corta, più potente, più leggera e vedere cosa mi dice il cliente finale che è il pilota. Lo stesso discorso vale per l’aerodinamica: la galleria del vento è uno strumento che ti permette di provare tantissime forme di vettura senza mai produrre niente. Analogamente, sulla fibra di carbonio facciamo questi studi di crash: proviamo a sbattere una macchina contro il muro per vedere cosa succede senza mai farlo quindi lo facciamo solo con modelli matematici. Questa è la nostra specializzazione: da una parte doto di strumenti
l’azienda, dall’altra metto anche la cultura dell’errore all’interno dell’azienda, ossia la gente non si deve vergognare di sbagliare, anzi, il tuo mestiere è sbagliare e quindi anche il nostro processo non è mai quello di punire il colpevole ma quello di cercare l’errore (oggi invece viviamo in una società dove c’è il culto di non sbagliare mai di essere perfetto e quando uno entra qua dentro è il contrario. Il tuo mestiere è sbagliare molto gli diciamo, lui rimane sorpreso e alla fine capisce, perché la soluzione che porti è solo il penultimo errore). Una cosa che racconta sempre l’ing Dallara che è stato assunto da Enzo Ferrari: Ferrari l’ha portato in visita all’azienda e la prima stanza in cui l’ha portato è quella che lui chiamava “stanza degli errori” e su queste mensole c’erano tutti gli errori della Ferrari.». Siete “artigiani tecnologici”, ma siete anche sarti? chiediamo. «In particolare sulla parte che facciamo della fibra di carbonio in effetti siamo dei sarti: la fibra di carbonio è un tessuto, tagliamo, prendiamo quelle che chiamiamo pelli, le mettiamo orientate secondo la fibra come ci dicono gli ingegneri e poi vengono pressate sotto vuoto, vengono messe in un’ autoclave che fa alta pressione e alta temperatura e viene fuori il manufatto. Sì, sono macchine sartoriali».

Quando gli chiediamo dell’elettrico nel futuro, Pontremoli ci risponde in modo molto approfondito: «Sono contrario a quelli che mettono binario: o elettrico o a combustione. Il futuro sarà ibrido. Avremo delle vetture elettriche, delle vetture ibride, delle vetture a combustione a seconda dell’uso, quindi per la città saranno sicuramente macchine molto più piccole elettriche, per il fuori città saranno macchine ibride o a combustione però con la combustione di prodotti non petroliferi, tipo synthetic fuel o biofuel e il motorsport sta diventando una bellissima piattaforma di sperimentazione di queste cose qua. Sta succedendo un fenomeno, e lo vediamo proprio noi nel motorsport, che sta ritornando ad avere un ruolo di innovazione, di test. Se guardate la Formula 1 noterete uno sponsor che compare sempre di più, Aramco. L’Arabian American Company, tra le altre cose, ha un campo fotovoltaico nel deserto in Arabia di 120 chilometri per 120 chilometri che produce qualche milione di chilowattora di elettricità che viene usata per separare l’idrogeno dall’ossigeno usando l’acqua del mare. Poi l’idrogeno lo combinano con la CO2. Mettono questa synthetic fuel nelle normali pipeline così da poterla distribuire sui canali tradizionali del petrolio. Già adesso ci sono le taniche di benzina sintetica utilizzabile
sui motori di oggi: va cambiata solo l’iniezione. Si può usare anche sui dieci o dodici cilindri e durante la combustione re-immetti nell’atmosfera la CO2 che hai usato per la produzione: quindi dal punto di vista dell’anidride carbonica è neutrale.
Oppure si va verso il biofuel fatto con prodotti organiciquindi rifiuti, canna da zucchero, barbabietole ecc. Così come lo saranno Le Mans con la benzina Total fatta con le vinacce dello champagne e la Indycar con l’etanolo derivato dalla canna da zucchero (prima era al 100% di etanolo e poi è stato ridotto all’85% per motivi di sicurezza. L’etanolo quando brucia non si vede, si spegne con l’acqua però hai bisogno di vedere la fiamma). Sapete perché adesso hanno anche una piccola percentuale di benzina insieme all’etanolo? Oltre al motivo di sicurezza citato, la seconda ragione non tanto pubblicizzata è che i meccanici se lo bevevano! ».

ANDREA PONTREMOLI
CEO AND GENERAL MANAGER

Andrea Pontremoli entra in IBM nel 1980, assunto come semplice tecnico di manutenzione percorre la carriera professionale fino ad essere nominato nel 2004 Presidente e Amministratore Delegato IBM Italia. Nell’ottobre del 2007 Andrea Pontremoli lascia l’incarico di Presidente e Amministratore Delegato di IBM Italia e accetta una nuova sfida, affiancando l’ing. Giampaolo Dallara alla guida della Dallara Automobili. Pontremoli entra come Socio del fondatore, Giampaolo Dallara, e assume la carica di Amministratore Delegato e
Direttore Generale. Da novembre 2007 è Direttore dell’Executive Master in Technology and Innovation Management” presso Bologna
Business School presso l’Università di Bologna. Da aprile 2008, è membro del CdA di Barilla S.p.A. e da maggio 2012 è membro e Lead Independent Director nel CdA della Brunello Cucinelli S.p.A. Inoltre da gennaio 2017 è membro del CdA dell’Università degli Studi di Parma e da dicembre 2017 è membro del CdA Turbocoating Group S.p.A. A partire da giugno 2019 è membro del CdA di Crédit Agricole Italia S.p.A.
Nel 2004 l’Università degli Studi di Parma gli conferisce la laurea Honoris Causa in Ingegneria Informatica per la competenza maturata nel corso degli anni di attività manageriale e per il costante impegno a favore dello sviluppo tecnologico delle realtà territoriali. Il 2 giugno 2006 ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Ciampi l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Non finiremmo più di ascoltare quest’uomo, ma l’ultima cosa che gli chiediamo è di parlarci della Dallara Stradale. Soltanto in Italia possono nascere capolavori a quattro ruote, è uno sforzo inutile quello di chi cerca di farle altrove. La
Dallara Stradale nasce come Barchetta, senza portiere, pronta per la pista, ma può essere facilmente dotata di un parabrezza – e otteniamo la roadster – o di un tettuccio che la trasforma in Targa. Ma se vogliamo guidare la Dallara Stradale tutti i giorni è raccomandata la versione con portiere che si aprono ad ala di gabbiano. Dallara Stradale fa sentire il proprietario un vero pilota già quando sale a bordo. Infatti, salire, o meglio calarsi, all’interno è già parte dell’esperienza. Bisogna letteralmente scavalcare il corpo vettura e posizionare il primo piede nell’incavo dedicato, successivamente ci si siede e si può allacciare la cintura a quattro punti. Il sedile è fisso e posizionato quanto più in basso possibile, si regolano
pedaliera e volante. Quest’ultimo non è dotato di servosterzo ed è anche fulcro centrale dei principali comandi della
vettura. La Dallara Stradale accoglie il pilota facendolo sentire immediatamente avvolto all’interno della vettura. La parte anteriore del telaio è sollevata rispetto al terreno per garantire lo spazio necessario al diffusore anteriore. Ciò fa sì che i piedi del pilota siano posizionati più in alto
rispetto alla seduta, esattamente come accade nelle monoposto, permettendo la massima connessione tra il pilota e l’auto e un feeling tipico delle auto da corsa. «Questa macchina è il sogno dell’ing. Dallara» ci racconta. «Lui ha lavorato per tutti nel mondo, ha fatto macchine indimenticabili come la Lamborghini Miura, la Ferrari 333 che è la più vincente in assoluto, ha fatto la Mc12 di Maserati. Diceva: “ho fatto macchine per tutti però non sarò mai ricordato perché non c’è nessuna macchina col mio nome che gira per strada e quindi vorrei lasciare il mio concetto di auto al mondo”. E noi predichiamo 15% della prestazione è data dal motore, 35 dal peso e il 50 dall’aerodinamica. Lui dice: “voglio fare un’auto che dimostra questo teorema qua”. Quindi abbiamo scelto un motore piccolissimo, 4 cilindri 2300 della Ford, motore super affidabile,
non si rompe mai, superleggera (855 kg), ha un carico aerodinamico che può arrivare nella configurazione più estrema a 1250 kg, vuol dire che può andare rovesciata sul soffitto perché l’aria la tiene su! E ti dà una piacevolezza di guida che finché non l’ho provata non l’avevo mai pensata. Adesso che la uso sempre arrivo a casa, la metto in garage, dopo 20 minuti mia moglie dice “dove vai”, non lo so, vado a fare un giro! Questo concetto di andare a fare un giro l’avevo perso da quando avevo 20 anni e prendevo la moto per andare a fare un giro perché ti dà piacere di guida. Questo progetto in azienda è partito 7 volte però tutte le volte arrivava la Porsche e noi tiravamo via tutti gli ingegneri e li mettevamo sulla Porsche, poi si ripartiva, arrivava la Ferrari ecc. Dallara ha detto: “ho capito che volete farlo, tu sei l’amministratore delegato
e quindi decidi ma vorrei ricordarti che ho 78 anni, se la fate dopo quando non ci sarò più a me dà poco gusto!” Questo accadeva a giugno del 2015 e gli ho detto: come AD ti faccio una promessa a nome di tutta l’azienda. Il giorno del tuo 80esimo compleanno, 18 mesi dopo, 16 novembre 2016, tu potrai usare la tua macchina e così è stato. Il giorno del suo compleanno c’è stata una grande festa con tutti i suoi amici (tra cui Piero Ferrari, Marchionne) per vedere il suo modo di interpretare la macchina. Pontremoli ha ha fatto un’altra promessa a Dallara: « adesso la produciamo, però siccome è il tuo sogno la facciamo limitata, solo 600 pezzi (600 stesso numero
di Miura). Ti prometto che in un anno avremo fatto la fabbrica per produrle.».
Oggi la numero uno è di Dallara, la due di Pontremoli, la tre è del primo cliente che è Andrea Levy che è colui che organizza Milano Monza ecc ecc. «All’ 81esimo compleanno gli abbiamo consegnato la macchina numero 1 della fabbrica e sono uscite le prime 4 macchine e io avevo come copilota Alex Zanardi che mi dava i consigli. Adesso Dallara ha 87 anni e tutti gli anni in onore di quella frase facciamo quello che si chiama il viaggio: 3 giorni dove facciamo il giro, poi andiamo in pista, poi andiamo a mangiare in un posto: l’anno seguente siamo stati in Toscana, l’anno dopo siamo andati da Brunello Cucinelli che è un grandissimo amico».
Il tempo a nostra disposizione termina. Usciamo da quest’incontro arricchiti, divertiti e desiderosi di poter ripetere l’esperienza!

L’arte non è ciò che vedi ma ciò che fai vedere agli altri
Arte e architettura si ritrovano in un dialogo reciprocamente produttivo. L’architettura più innovativa propone soluzioni che incorporano strategie artistiche; mentre il contenuto di molta arte si può spesso mettere in relazione a progetti architettonici. L’arte è così, non ti permette una trattativa, quando ti cattura non ti lascia spazio di manovra.

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