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PIAZZA TOMMASEO

STABILE D’EPOCA
TESTO DI REDAZIONE – FOTO DI ANTONIO MERCADANTE

Ho appuntamento in un’esclusiva via di Milano per visitare una prestigiosa residenza e ne approfitto per passeggiare un po’ per le strade di questa zona chiamata dai milanesi Magenta.
Fino alla metà del 1800 questa zona era caratterizzata da campi coltivati, poche case e alcune fontane. Fu solo tra il 1884 e il 1889 che grazie al Piano Beruto – il primo piano regolatore della città di Milano, steso ad opera dell’ingegner Cesare Beruto – il quartiere fu ristrutturato per la nuova borghesia milanese.

Se già Milano, insieme a Torino, è la capitale italiana dell’Art Nouveau o dello Stile Floreale, basta guardarsi attorno per notare come il quartiere Magenta sia una delle zone cittadine maggiormente interessate dall’edilizia liberty.

Cammino lungo via Ariosto, che fino a Largo V Alpini è un’unica fila di palazzi liberty. Fra tutti spicca Casa Agostoni, un pregevole esempio delle architetture eclettiche milanesi ottocentesche con finestre balconi al primo e al terzo piano e la balconata del piano nobile con decorazioni relativamente sobrie. L’edificio è inoltre arricchito con bassorilievi di figure femminili in stile liberty che circondano lo spazio che sormonta il portale d’ingresso, mentre l’intera parte superiore del primo piano è percorsa da una fascia in cemento decorativo con figure fitomorfe. L’ultimo piano è infine coronato con una fascia sempre in cemento decorativo con bassorilievi di figure femminili.

Torno indietro e imbocco una via che presenta un’altra fila di palazzi degni di
quelli appena visti. Ed è proprio in un esclusivo stabile d’epoca di grande pregio sito in questa via che si trova l’appartamento che vado a visitare. La residenza è posta al piano nobile e, appena entrata, rimango esterrefatta. A colpirmi non sono tanto le dimensioni – sono sicuramente ben più di 200 metri quadrati quelli che calpesto – quanto le ampie aperture dell’epoca, i soffitti finemente decorati e alti, ad occhio, circa 4 metri, i suggestivi bow windows, gli straordinari pavimenti in parquet originali del ‘900.

SE GIÀ MILANO, INSIEME A TORINO, È LA CAPITALE ITALIANA DELL’ART NOUVEAU O DELLO STILE FLOREALE, BASTA GUARDARSI ATTORNO PER NOTARE COME IL QUARTIERE MAGENTA SIA UNA DELLE ZONE CITTADINE MAGGIORMENTE INTERESSATE DALL’EDILIZIA LIBERTY.

La casa è arredata in quello che mi viene a prima vista da definire stile indiano: presenta spazi semplici e lineari con un uso marcato – chiaramente deliberato – di colori e motivi luminosi. Dal meraviglioso triplo salone con zona pranzo, cucina e bagno di servizio, fino alla zona notte dove vedo due grandi camere con soffitti decorati e parquet antico e un grande bagno padronale, ciò che cattura la mia attenzione è la copiosità di sofà, sgabelli, cuscini, tappeti, stampe, accessori e manufatti in stile indiano, come per esempio la divinità che troneggia su un mobile finemente decorato. L’appartamento è un tripudio di colori e di differenti motivi, ben visibili sui mobili e sui tessuti, ed è saturo di sfumature di arancio e di turchese-acquamarina, che enfatizzano e completano la morbidezza del design.

Mentre dentro di me penso che forse la migliore descrizione che potrei dare dello stile che sto ammirando è etnico in senso lato – senza una precisa connotazione geografica –, stile etnico che ritrovo, appunto, nell’abbondanza di cuscini, tappeti, tendaggi, mobili insoliti, dipinti, statuette, lampade, mi viene voglia di ammirare la vista da quassù e l’appartamento mi riserva un’altra sorpresa, con la sua doppia esposizione sull’elegante via sottostante, da un lato, e sull’affascinante cortile interno, dall’altro.
Esco dall’appartamento e rifletto sul fatto che tradizionalmente il colore arancione viene associato al calore, alla gioia, al vigore, alla salute ed è il simbolo della fantasia, dell’armonia interiore, dell’accoglienza, del tepore, dell’entusiasmo, del divertimento e dell’incoraggiamento. Sarà un caso, ma mi sento, se possibile, ancora più spontanea, ottimista ed estroversa del solito.