Image Alt
 • Personaggi  • PROFUMO DI CASA

PROFUMO DI CASA

L’ESSENZA CHE VIVE CON ME
TESTO DI ELISABETTA RIVA – FOTO DI SHEILA ROCK | GIULIA MANTOVANI

Se c’è una cosa che non ha mai perso la sua aura di fascino nel corso di lunghissimi millenni, ebbene, questa è il profumo. Benché non si possa datare con certezza il suo primo impiego da parte dell’uomo, quel che è invece sicuro è che oli e aromi essenziali hanno sempre giocato un ruolo di primo piano sia nelle pratiche religiose sia nell’arte più profana della seduzione. Ne dà conferma la stessa etimologia della parola: profumo deriva, infatti, da per fumum, dal latino per (attraverso) e fumum (fumo) attraverso il francese parfum e il vocabolo si riferisce all’uso religioso di incenso e altre resine aromatiche che venivano bruciate e il cui fumo trasmetteva i messaggi degli uomini agli dei.
Alcune ricerche condotte a Pyrgos, nell’isola di Cipro, hanno scoperto quella che si crede la più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo. Durante gli scavi – iniziati nel 1997 e durati otto anni – sono stati rinvenuti reperti risalenti al XX secolo a.C. di una fabbrica adibita alla produzione d’olio d’oliva e al suo impiego nei settori cosmetico, medico-farmaceutico e tessile.

Ma si può Alcune ricerche condotte a Pyrgos, nell’isola di Cipro, hanno scoperto quella che si crede la più antica fabbrica di profumi del Mediterraneo. Durante gli scavi – iniziati nel 1997 e durati otto anni – sono stati rinvenuti reperti risalenti al XX secolo a.C. di una fabbrica adibita alla produzione d’olio d’oliva e al suo impiego nei settori cosmetico, medico-farmaceutico e tessile. Ma si può affermare senza tema di smentita che la prima, vera testimonianza dell’uso del profumo ci viene fornita dall’antico Egitto, circa 5000 anni fa, come attestato da rinvenimenti archeologici nel sito di Luxor. Il profumo è onnipresente nella società egiziana. L’incenso, i balsami e le resine come il benzoino e la mirra erano parte integrante dei riti religiosi. Preparati all’interno dei templi, i profumieri di queste essenze divine altri non erano che i sacerdoti. Sotto forma di olio o unguento, gli aristocratici egiziani incorporavano il profumo nella loro routine quotidiana di bellezza. Ma vi è di più: il loro pensiero predominante era che un corpo profumato fosse vicino alla divinità e per tale ragione i profumi li accompagnavano anche nel loro viaggio nell’aldilà: le spezie, infatti, venivano poste nei corpi dei defunti al fine di garantirne la conservazione.
Da quel momento il profumo viaggia attraverso diverse epoche storiche e popolazioni: dalla Grecia all’Impero romano, dal Medioevo al Rinascimento, non c’è periodo storico che non veda la diffusione dell’arte di miscelare gli aromi.

“Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell’apparenza, del sentimento e della volontà. Non si può rifiutare la forza di persuasione del profumo, essa penetra in noi come l’aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente non c’è modo di opporvisi”

Patrick Süskind, Das Parfum – Die Geschichte eines Mörders, Il profumo trad. italiana

In particolare durante il Rinascimento sono due i Paesi che si distinguono per il consumo di profumi: l’Italia, che – grazie al controllo di Genova e Venezia sul commercio mediterraneo – beneficia di molte spezie provenienti dall’India e dal Medio Oriente e la Francia, più nello specifico la città di Grasse, dove nasce la professione di profumiere o, meglio, di maestro guantaio-profumiere. Qui, infatti, i conciatori di cuoio – il cui odore era sgradito alla Nobiltà che indossava i guanti – sviluppano una speciale tecnica che elimina il cattivo odore dal pellame gonfiandolo con narcisi, rose, violette e tuberosa. A partire dal XVII secolo Grasse diviene la capitale europea della produzione di profumi. Un ruolo centrale lo svolge in seguito Milano, dove nel 1778 nasce la Casa di Profumo, Saponi e articoli per toletta Angelo Migone & C., che produce beni profumati e per la cura della persona.
Esattamente un secolo dopo – precisamente nel 1872 – William Henry Penhaligon, barbiere e profumiere inglese, presenta la sua prima fragranza: il leggendario Hammam Bouquet, un lussuoso e avvolgente bouquet di lavanda, bergamotto, rosa, cedro, muschio e note di ambra.

Nasce così il celeberrimo marchio Penhaligon’s, dallo stile classico ed elegante, che stimola l’interesse anche dei membri della famiglia reale inglese, al punto che con il tempo il marchio ottiene il diritto di usare lo stemma reale sulla confezione dei profumi.
Oltre che per uso personale, ai giorni nostri si fa ampio uso di fragranze per la casa. La forte richiesta di questi prodotti negli ultimi anni ha fatto apparire le fragranze per la casa un’invenzione relativamente nuova, ma in realtà esse affondano le loro radici nel 3000 a.C.: è sempre nell’antico Egitto, infatti, che viene registrato il primo utilizzo di un profumo come rituale per profumare l’aria. I produttori usavano profumi naturali tra cui gelsomino, fiore di loto e incenso come mezzo per connettersi con gli dei. Più o meno nello stesso periodo, anche gli antichi cinesi e gli antichi greci stavano sperimentando il profumo: in Cina, l’incenso a base di mandarini e fiori profumati veniva bruciato come mezzo per pulire una stanza, mentre gli antichi greci spargevano foglie di menta sui pavimenti delle loro case per dar vita a un profumo fresco.

Nel Medioevo, mentre era disapprovato l’uso del profumo per uso personale perché ritenuto frivolo e irrispettoso nei confronti di Dio, ne era incoraggiato l’utilizzo per profumare le stanze, poiché si credeva che scongiurasse malattie come la peste.
A partire dal 1800 fanno la loro comparsa i primi deodoranti per ambienti. Avevano un aspetto estremamente diverso dai prodotti che adoperiamo oggi: piccoli contenitori in ceramica venivano riempiti con legno aromatico o lavanda, che venivano bruciati affinché rilasciassero un profumo piacevole e distruggessero batteri e malattie.
Occorre attendere il XX secolo per veder fiorire il mercato dei profumi per la casa che comincia a prendere le sembianze di una vera e propria industria come la conosciamo oggi: nascono aziende come AirWick, Glade e Yankee Candle, che si rivolgono esclusivamente al mercato dei profumi per la casa. Ma la vera e propria esplosione dell’industria dei profumi per la casa si ha all’inizio del secondo millennio: da questo momento in poi, infatti, la gamma di prodotti tra cui scegliere si amplia moltissimo giungendo a comprendere candele profumate, diffusori a bastoncini e spray.

Ama molto profumare gli ambienti in cui vive – la sua casa e la sua “non agenzia” immobiliare – Fabrizio Zampetti, che è quel che si definisce un esteta, nell’accezione che lo identifica come una persona che trae da un’accurata e raffinata educazione del gusto alla bellezza una norma di vita e di comportamento che lo conduce a un superiore dilettantismo intellettuale, alla ricerca di sensazioni squisite, e anche a un’eleganza estrema di vita, di abbigliamento, di espressione e di comportamento.

Ci viene in aiuto a rafforzare il concetto – e a descrivere appieno la sua personalità o, meglio ancora, il suo modo di essere – il dizionario inglese, che definisce aesthete una persona che professa uno speciale apprezzamento per ciò che è bello, e si sforza di portare le sue idee sulla bellezza a manifestazione pratica.

Ci viene anche facile l’accostamento tra Fabrizio Zampetti e Gabriele D’Annunzio. Poeta ed esteta, uomo d’azione ed eccentrico aristocratico della Belle Époque e anche raffinato “maestro profumiere”, il Vate – come amava farsi chiamare – aveva tra le sua passioni totalizzanti una che impregnò tutta la sua esistenza, oltre che le sue opere e le sue imprese sentimentali: il profumo, ça va sans dire.
«E chiedo profumi profumi profumi», scriveva in una lettera al farmacista che gli procurava le fragranze, il dottor Cavalier Mario Ferrari che lo aveva giustamente ribattezzato Odorarius Magister. La frase campeggia oggi a lettere cubitali al Museo D’Annunzio Segreto del Vittoriale degli Italiani a Gardone Riviera (BS).

E come D’Annunzio trovava la passione negli “aromati”, così Fabrizio Zampetti la trova nella vaniglia – che riscalda e avvolge – dei profumi Joe Malone e nelle note di testa, cuore e fondo a base di bergamotto abbinate a gelsomino del Marocco, mughetto, iris, legno di ebano vaniglia, patchouli, muschio, ambra e legno di sandalo dell’Azad Kashmere: una fragranza per chi si vuole sentire senza vincoli – azad significa “libero” – dal profumo delicato che si accompagna bene in ogni spazio e fa parte della collezione Locherber ispirata ai tessuti come Dokki Cotton e Boccioli di Lino.