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I RUBANUVOLE A MILANO

LI CHIAMAVANO COSÌ
TESTO ALESSANDRO FEROLDI – FOTO LUCIANA DI ROCCO

Torre Snia Viscosa a San Babila, 1937

Rubanuvole è il soprannome che i giornali dell’epoca (1937) danno al primo grattacielo di Milano, la Torre Snia Viscosa in Piazza San Babila, alta 59,25 metri, posta all’inizio di tre strade: Via Bagutta, Via Monte Napoleone e Corso Matteotti.

Grattacielo Svizzero a Piazza Cavour, 1952

Il secondo grattacielo è del 1952, raggiunge gli 80 metri, è quello Svizzero che si affaccia su piazza Cavour, tra Via del Vecchio Politecnico e Via Palestro.
La tradizione – e una regola comunale milanese promulgata negli anni ’30 su ordine di Mussolini – vuole che la Madonnina in cima al Duomo, con i suoi 108,5 metri, non sia superata da nessun altro edificio
per cui la Torre Branca di Gio Ponti, vicino alla Triennale di Parco Sempione, e la Torre Velasca non superano i fatidici 108,5 metri per rispetto della Madonnina.

La “Esposizione internazionale triennale delle arti decorative e industriali moderne” commissiona a un gruppo di architetti, tra cui Gio Ponti, una torre con terrazza panoramica.
La Torre Littoria, rinominata poi Torre Branca, viene eretta nel parco Sempione: per rispetto alla Madonnina si ferma a 108 m. di altezza. Nel 1938 lo stesso Mussolini rivede il suo limite dei 108 metri e ordina di costruire un campanile alto 164 metri a fianco del Duomo. Ma la guerra fa poi decadere il grandioso progetto.

Più che il sentimento religioso pare si temessero problemi strutturali: pochi metri sotto la superficie di Milano una falda freatica esercita forti pressioni sugli strati rocciosi del sottosuolo. Una costruzione più alta e più pesante del Duomo, a quei tempi, sarebbe potuta rivelarsi instabile.

MILANO È SEMPRE UGUALE; I SUOI PALAZZI, LE SUE CHIESE, LE SUE VIE, I SUOI GRATTACIELI, MA LE NUVOLE, E LA LUCE CHE GLI PASSA ATTRAVERSO SONO COME UN CAMBIO D’ABITO E IO SONO COME UN UOMO, CHE RIMANE INCANTATO NEL VEDERE LA SUA DONNA INDOSSARE UN VESTITO DA SERA.
FINCHÉ CI SARANNO LE NUVOLE….

Luciana Di Rocco

Duomo di Milano 1386-1932

La costruzione del Duomo di Milano dura circa sei secoli, dal 1386 al 1932. Nel 1774 la statua della Madonnina è posta sulla guglia più alta del duomo, all’altezza di 108,5 metri, e subito diventa per i milanesi la ‘Madonnina’ (‘mia bela Madunina’ nella canzone di Giovanni D’Anzi). Il termine sembra fuori luogo per una statua alta 4,16 metri, ma probabilmente va interpretato più come un vezzeggiativo che come un diminutivo.
Durante il fascismo un’ordinanza comunale, dietro indicazione di Mussolini, dispone che non si possa costruire alcun edificio di altezza superiore alla Madonnina. Nel 1933 la Triennale, nata nel 1923 a Monza, si sposta al Parco Sempione di Milano, dove viene costruita un’apposita sede, il Palazzo dell’Arte dell’architetto Giovanni Muzio.

Torre Velasca, 1958

La Torre Velasca è un mastoso edificio in cemento con la parte superiore simile a un fungo e a una torre medievale. Decaduti il fascismo e l’ordinanza sui 108 metri, rimane il rispetto tradizionale verso la Madonnina: la Torre Velasca si ferma a 106 metri.

La copia della Madonnina sul grattacielo della Allianz a Milano City

Anche sulla Torre Isozaki sede della Allianz, a Milano City (ex Fiera Campionaria), dal novembre 2015 svetta una copia della Madonnina, secondo tradizione, a 207 metri di altezza.

Il Grattacielo Pirelli, 1960

Sede del Consiglio Regionale della Lombardia, misura 127,10 metri (più alto della Madonnina), ed è subito diventato per i milanesi il ‘Pirellone’. I bombardamenti su Milano della Seconda Guerra Mondiale causano moltissimi danni e distruggono anche gli stabilimenti e gli uffici della Pirelli nella zona della Cascina Brusada, accanto alla stazione centrale. Sullo stesso terreno Piero e Alberto Pirelli fanno costruire un grattacielo da un gruppo di architetti, tra cui Gio Ponti, e dall’ingegner Pier Luigi Nervi, negli anni 1956-1960. Il ‘Pirellone’ supera di quasi 20 metri la statua sul Duomo: il cardinal Montini convoca un’assemblea per ottenere giustizia dalla quale scaturisce il compromesso all’italiana. Si realizza una copia in miniatura (85 cm.) della Madonnina e la si colloca sulla sommità del grattacielo Pirelli. Nel 2010 la copia è spostata in cima al nuovo grattacielo della Regione Lombardia.

LUCIANA DI ROCCO

 

Trovo sempre estremamente difficoltoso parlare di me e forse è proprio per questo motivo che ho deciso che le immagini, sono decisamente il modo migliore per esprimermi.
Dopo un anno passato negli Stati Uniti, un matrimonio durato 15 anni, mi ritrovai da sola in Italia, in una casa svuotata ma con una vita da riempire ed è stato per puro caso che, un giorno di primavera, con il sole, ma con le nuvole gonfie di panna montata, scattai una foto con il mio cellulare al Duomo di Milano, con le nuvole alle spalle e una fascia luminosa che spezzava a metà il buio che oscurava la piazza.
La foto venne post prodotta e data in pasto con leggerezza ai social network.
Qui iniziai ad avere i primi consensi che mi incoraggiarono a postarne un’altra, e un’altra ancora fino a quando venne il momento di fare il salto di qualità e scattare le foto con la macchina fotografica.
Ripresi in mano una reflex acquistata per capriccio e abbandonata in una scatola e rispolverai gli studi di fotografia fatti all’Istituto d’Arte della Villa Reale di Monza dove mi sono diplomata nel 1995.
Ricominciai a scattare foto con una vera macchina fotografica e Milano, nelle giornate nuvolose, mi invogliava ad uscire, infilare la fotocamera nella borsa e a partire per andare a caccia di nuvole.
Scatto dopo scatto e grazie alla possibilità di esporre 5 fotografie in una famosa galleria di Milano di proprietà di Mario Giusti, ho trovato il mio stile, il mio marchio, cercando di trovare il modo di rendere le mie foto sempre più raffinate ma sempre riconducibili a me, come un bambino che assomiglia ai genitori.
Ho passato giornate da sola, seduta in Piazza Duomo, attendere lo scatto perfetto esattamente come un surfista attende le onde.