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SAN BABILA

IL LUSSO DI UN ATTICO MANSARDATO NEL CUORE DI MILANO
TESTO REDAZIONE – FOTO ANTONELLO PISANO

Passare da San Babila mi fa tornare indietro al secolo scorso, quando questa piazza era il luogo dei paninari. Mentre mi avvio verso via Conservatorio passo davanti al fast food che ha tenuto a battesimo questo movimento e ripenso a come era questo luogo, con una viabilità diversa, senza fontana, monumenti e negozi che per la maggior parte sono cambiati. Chissà che fine hanno fatto i paninari e le squinzie degli anni Ottanta, di quegli anni sono sopravvissuti i jeans, i piumini e gli scarponi da boscaiolo, il resto è andato nel dimenticatoio, soprattutto le fibbie (per me erano orribili). Quando raggiungo l’attico mansardato mi sento Jerry Calà, quando faceva lo studente fuoricorso di architettura in “Vado a vivere da solo”, che entrava nel suo loft per la prima volta. Beh, le differenze qui ci sono a partire dall’ingresso dello stabile. Un festival del marmo, non ha la sobrietà di molti ingressi visti in altre case milanesi, qui è tutto molto ricercato, quasi ostentato, ma molto luminoso. Una volta saliti all’attico mansardato c’è un altro contrasto: il marmo sparisce. L’opulenza dell’ingresso lascia spazio a un ambiente minimalista, sembra una casa del Nord Europa, ma siamo a Milano. La milanesità dell’appartamento traspare dalla scelta di alcuni complementi di arredo e dalla cucina, ma di questa ne parlo dopo. Il colore delle pareti e del soffitto con le travi a vista è il bianco, una finestra posta al centro della sala rende tutto molto luminoso. Lo spazio è unico, c’è separazione solo tra la zona notte e quella giorno. Quest’ultima è caratterizzata da un camino, funzionante, che domina al centro dell’area divani, l’imponente tv è stata posta in un angolo su un supporto autonomo. La cucina, per chi come me ama dilettarsi tra i fornelli, è decisamente interessante. Al mercato ittico a Milano ci sono pesci molto interessanti, ma serve un forno di una certa dimensione per poterli cucinare. Come quello che si trova qui.

UNA CASA, DUE ESSERI, UNA SOLA ANIMA:
ECCO LA FELICITÀ.

E se siete amanti del vino la cantinetta integrata con la cucina è da libidine, direbbe così Calà. C’è tutto il necessario, compresa una generosa area pranzo e un bagno di servizio, per aprire le porte ad amici e famigliari. E se il vino dovesse scorrere a fiumi c’è anche la camera per gli ospiti. La zona notte di questo attico dispone di due camere e due bagni. La stanza da letto padronale ha il bagno en suite con vasca e doccia, una soluzione che permette di scegliere tra la rapidità e il relax. Mancano i termosifoni. Li ho cercati, ma non li ho visti. Il mistero è stato risolto in modo rapido: è dotata di riscaldamento a pavimento. Una scelta che rende ancora più caldo il parquet che domina in tutte le stanze a esclusione dei bagni. La sensazione che mi lascia è quella di una casa avvolgente, capace di accogliere con un abbraccio chi ci vive. I tetti spioventi sono rassicuranti e non li vedo come un ostacolo. Merito anche dalla scelta di sfruttare al meglio lo spazio perimetrale dell’appartamento. Ma se lo spazio in casa non dovesse essere sufficiente si può contare su una ampia cantina e su due box, di cui uno triplo. Il problema di parcheggiare in centro è risolto. Jerry Calà, quando faceva Giacomino, avrebbe fatto carte false per poter vivere qui. Anche ai paninari che stazionavano all’angolo di Piazza San Babila questo attico sarebbe piaciuto, Oggi, però, non è più il tempo della Milano da bere, ma è quello della Milano da vivere. Avendo saltato il pranzo un paninazzo giù per il gargarozzo me lo sparo, con buona pace di Braschi.